Avvocato per malasanità: nei casi più gravi puoi chiedere aiuto senza anticipare le spese

 

Quando una persona scopre di aver subito un danno grave a causa di un possibile errore medico, la prima domanda che si pone non è necessariamente: “Quanto posso ottenere?”

Molto più spesso è:“Cosa posso fare adesso?”

È una domanda comprensibile.

Dopo un intervento chirurgico complicato, una diagnosi arrivata troppo tardi, una lesione permanente o, nei casi più drammatici, la perdita di una persona cara, anche soltanto pensare di affrontare un percorso legale può sembrare un peso ulteriore.

Ci sono già abbastanza problemi da affrontare. Le cure, le visite, la riabilitazione. A volte il lavoro che viene a mancare, oppure un familiare che improvvisamente ha bisogno di assistenza.

E poi ci sono le domande.

È stato commesso un errore? Quello che è successo poteva essere evitato? E soprattutto: vale la pena fare qualcosa?

A tutto questo si aggiunge spesso un’altra preoccupazione, molto concreta:quanto costa chiedere aiuto a un avvocato?

Per questo, nei casi di grave responsabilità sanitaria, è importante sapere che esistono modalità di assistenza che consentono di affrontare il problema senza dover sostenere immediatamente tutti gli oneri economici della procedura.

Lo Studio Legale Scaramuzzo, che dal 1999 si occupa esclusivamente di responsabilità sanitaria e di gravi casi di malasanità, ha scelto un metodo preciso:prima di intraprendere un’azione viene verificato con attenzione se esistono realmente i presupposti per sostenerla e, quando l’istruttoria preliminare ha esito positivo, lo Studio anticipa gli oneri dell’azione, prevedendo il pagamento del compenso professionale alla conclusione dell’incarico.

Non significa promettere un risarcimento.

E non significa nemmeno che ogni vicenda sanitaria possa diventare una causa.

Significa qualcosa di più semplice:se ci sono ragioni serie per andare avanti, l’assistito non deve necessariamente avere già a disposizione il denaro necessario per iniziare il percorso.

Malasanità: quando un esito negativo diventa un dubbio

Chi subisce un danno dopo una prestazione sanitaria può avere la sensazione che ci sia stato un errore.

A volte è evidente che qualcosa non ha funzionato come avrebbe dovuto.

Altre volte, invece, è molto più difficile capirlo.

Una terapia che non ha dato i risultati sperati, un intervento seguito da una complicanza o una malattia che ha avuto un decorso sfavorevole non sono, da soli, la prova di una responsabilità medica.

Questo è un punto importante.

Non tutto ciò che va male in medicina è malasanità.

La medicina non è una scienza nella quale il risultato positivo può essere garantito in ogni circostanza. Anche una prestazione correttamente eseguita può, purtroppo, essere seguita da una complicanza o da un esito negativo.

Per parlare di responsabilità sanitaria occorre quindi fare un passo in più.

Bisogna ricostruire quello che è successo, esaminare la documentazione clinica, capire quale fosse la condotta corretta nelle circostanze specifiche e verificare se esista un rapporto tra una eventuale condotta non corretta e il danno subito.

È un lavoro che non può essere fatto seriamente limitandosi a leggere poche righe di un referto o ascoltando soltanto la versione, per quanto importante, del paziente.

Servono competenze giuridiche, medico-legali e, nei casi più complessi, anche specialistiche.

Perché ci occupiamo solo dei casi più gravi

C’è un aspetto che riteniamo particolarmente importante e che spesso non viene spiegato abbastanza.

Non ogni complicanza deve diventare una causa.

Non sarebbe corretto nei confronti del paziente, e non sarebbe corretto neppure nei confronti dei professionisti sanitari.

Una medicina nella quale ogni esito negativo viene automaticamente seguito da una contestazione legale rischia di alimentare la cosiddetta medicina difensiva: prescrivere più esami del necessario, adottare comportamenti dettati soprattutto dalla paura di una futura contestazione, rendere ancora più complesso il rapporto tra medico e paziente.

La tutela dei diritti del malato non ha bisogno di questo.

Ha bisogno, invece, che quando qualcosa di grave è realmente accaduto qualcuno sia disposto ad andare a fondo della vicenda.

È per questa ragione che lo Studio Legale Scaramuzzo ha scelto di concentrare la propria attivitàsui casi di responsabilità sanitaria caratterizzati da lesioni gravi o dal decesso del paziente.

La scelta è precisa.

Non interessano le controversie pretestuose. Non interessano le cause intraprese soltanto perché “qualcuno deve pagare”.

Interessa capire se una persona ha subito un danno che avrebbe potuto essere evitato e, se è così,far valere i suoi diritti.

Prima di una causa viene l’analisi del caso

Quando ci viene raccontata una vicenda di possibile malasanità, il primo passo non è decidere di fare causa.

È capire.

Capire cosa è successo, quando è successo e quali conseguenze ha avuto.

Per questo si parte dalla documentazione sanitaria disponibile: cartelle cliniche, referti, esami diagnostici, verbali operatori, lettere di dimissione e tutto ciò che può aiutare a ricostruire la storia clinica del paziente.

La documentazione viene poi esaminata sotto il profilo giuridico e, quando il caso lo richiede, sottoposta alla valutazione di professionisti medico-legali e specialisti della specifica branca medica interessata.

Le domande alle quali bisogna cercare di dare una risposta sono molto concrete:

  • c’è stata una condotta non corretta?
  • quale comportamento sarebbe stato invece necessario?
  • il danno poteva essere evitato?
  • esiste un rapporto tra ciò che è stato fatto, o non fatto, e il danno?
  • quali conseguenze può essere necessario risarcire?
  • ci sono elementi sufficientemente solidi per procedere?

Non sempre la risposta è quella che il paziente sperava di ricevere.

Ed è giusto dirlo.

Anche dire a una persona che non ci sono sufficienti elementi per intraprendere una causa fa parte della corretta assistenza professionale.

Nessun anticipo delle spese: cosa significa concretamente

Quando si valuta di chiedere assistenza per un grave caso di malasanità, il problema dei costi può essere un ostacolo importante.

Una pratica di responsabilità sanitaria, soprattutto quando riguarda lesioni molto gravi o il decesso di un paziente, può richiedere un lavoro complesso.

Non c’è soltanto l’avvocato.

Possono essere necessarie valutazioni medico-legali, consulenze specialistiche, analisi della documentazione sanitaria, attività stragiudiziale e, se non è possibile arrivare a una soluzione in quella fase, un procedimento giudiziario.

Per una famiglia che sta già affrontando le conseguenze di un grave danno alla salute, anticipare tutte queste spese può essere difficile.

Lo Studio Legale Scaramuzzo ha quindi scelto di farsi carico degli oneri necessari all’azionenei casi che hanno superato positivamente l’istruttoria preliminare, secondo le modalità concordate nell’incarico.

Il compenso professionale viene pattuito per iscritto e, secondo quanto previsto dall’accordo con l’assistito, viene corrisposto alla conclusione dell’incarico.

È importante sottolineare la condizione:prima viene la valutazione del caso.

Non è un meccanismo attraverso il quale chiunque può iniziare una causa senza sostenere costi.

È un modello pensato per i casi nei quali, dopo un’attenta analisi, emergano presupposti concreti per andare avanti.

In altre parole, chi ha già subito un danno grave non deve necessariamente trovarsi nella situazione paradossale di dover affrontare subito una spesa importante soltanto per capire se ha un diritto da far valere.

Non devi essere tu a stabilire se c’è stato un errore medico

È una situazione che capita spesso.

Una persona arriva con la convinzione che il medico abbia sbagliato.

Oppure arriva esattamente al contrario: sa soltanto che qualcosa è andato molto male, ma non sa spiegare perché.

Entrambe le situazioni sono normali.

Il paziente non deve essere un medico legale e non deve conoscere le regole della responsabilità sanitaria.

Deve poter raccontare quello che è successo e mettere a disposizione, per quanto possibile, la documentazione.

Sarà poi il lavoro dei professionisti stabilire se quella vicenda presenti effettivamente elementi di responsabilità.

Questo è ancora più importante quando le conseguenze sono molto gravi.

Quando una persona rimane con una disabilità permanente, oppure quando una famiglia perde un proprio caro, è naturale cercare una spiegazione.

Ed è naturale anche chiedersi se tutto questo si sarebbe potuto evitare.

Ma trovare una risposta richiede qualcosa di più della rabbia o del sospetto.

Richiede un’analisi.

Dietro una cartella clinica c’è sempre una persona

Una cartella clinica è fatta di numeri, diagnosi, esami, date, terapie e referti.

Ma per chi si rivolge a un avvocato per un caso di malasanità, quella cartella racconta qualcosa di completamente diverso.

Racconta la propria vita.

Racconta mesi di cure, un intervento, una diagnosi che ha cambiato tutto. Racconta, in alcuni casi, la difficoltà di tornare a fare cose che prima sembravano scontate.

E quando il danno è particolarmente grave, le conseguenze non riguardano soltanto il paziente.

Cambiano gli equilibri di una famiglia. Un coniuge può trovarsi a dover assistere il proprio compagno. I figli possono diventare improvvisamente parte di un percorso di cura. Una persona che lavorava può non essere più in grado di farlo.

Per questo, nell’affrontare un caso di possibile malasanità, l’aspetto umano non può essere separato da quello professionale.

Prima di essere un fascicolo, ogni caso è la storia di una persona.

Il primo contatto serve anche a questo: ascoltare, ricostruire la vicenda e capire insieme quali siano i passi realmente necessari.

Senza creare false aspettative e senza promettere quello che nessun professionista serio può promettere prima di avere esaminato il caso.

La prudenza non è rinunciare ai propri diritti

A volte si pensa che rivolgersi a un avvocato significhi necessariamente iniziare una guerra.

Non è così.

In materia di responsabilità sanitaria, un buon lavoro professionale dovrebbe partire proprio dalla prudenza.

Bisogna distinguere un esito sfortunato da un errore.

Bisogna comprendere la documentazione medica.

Bisogna valutare il comportamento dei sanitari alla luce delle circostanze concrete.

Bisogna verificare il nesso causale tra eventuale condotta colposa e danno.

E bisogna anche conoscere il percorso previsto dalla normativa sulla responsabilità sanitaria, che può comprendere una fase stragiudiziale e, prima del giudizio, gli strumenti previsti dalla legge per l’accertamento e la conciliazione.

Tutto questo richiede una preparazione specifica.

Ed è anche il motivo per cui occuparsi esclusivamente di responsabilità sanitaria consente di concentrare esperienza e competenze su una materia particolarmente delicata.

Quando può essere utile rivolgersi a un avvocato per malasanità?

Non è necessario arrivare dal legale avendo già individuato con certezza l’errore.

È sufficiente che sia accaduto qualcosa di grave e che esistano motivi concreti per ritenere che le conseguenze possano essere legate a una prestazione sanitaria non corretta o a una carenza nell’assistenza.

A titolo esemplificativo, possono meritare un approfondimento:

  • un grave errore diagnostico;
  • una diagnosi arrivata tardivamente con conseguenze importanti;
  • un errore durante un intervento chirurgico;
  • una gestione non corretta del periodo post-operatorio;
  • errori nella somministrazione o nella gestione di una terapia;
  • una grave complicanza che avrebbe potuto essere evitata;
  • un’infezione correlata all’assistenza sanitaria;
  • un danno permanente conseguente a una prestazione sanitaria;
  • gravi errori nella gestione della gravidanza o del parto;
  • un decesso avvenuto in circostanze che meritano di essere chiarite.

Naturalmente non è un elenco che permette, da solo, di stabilire l’esistenza di una responsabilità.

Ogni caso è diverso.

E proprio per questodeve essere valutato individualmente.

La prima cosa da fare non è chiedersi quanto vale un risarcimento

Quando succede qualcosa di grave in ospedale o durante un percorso di cura, è comprensibile essere arrabbiati.

È comprensibile voler trovare subito un responsabile.

Ma prima di parlare di cifre, di causa o di risarcimento, c’è una domanda più importante:

che cosa è successo davvero?

È questa la domanda dalla quale dovrebbe partire qualsiasi valutazione seria di un possibile caso di malasanità.

Se la documentazione e l’analisi medico-legale confermano l’esistenza di una responsabilità, allora si potrà valutare come tutelare concretamente i diritti del paziente o dei suoi familiari.

Se invece non ci sono elementi sufficienti, sarà altrettanto importante saperlo.

Perché difendere i diritti del malato non significa fare una causa a tutti i costi.

Significafare tutto ciò che è realmente necessario quando quei diritti sono stati violati.

Hai subito un grave danno dopo una prestazione sanitaria?

Se ritieni che quello che è accaduto meriti di essere approfondito, puoi raccontare la tua vicenda allo Studio Legale Scaramuzzo.

Lo Studio si occupa esclusivamente di responsabilità sanitaria e di casi gravi di lesioni o decesso, con una valutazione preliminare della documentazione e il supporto, quando necessario, di professionisti medico-legali e specialisti.

Quando l’istruttoria preliminare ha esito positivo,lo Studio anticipa gli oneri necessari all’azione secondo le modalità previste dall’incarico, senza richiedere all’assistito di sostenere immediatamente tali costi.

Non tutte le vicende sanitarie sono casi di malasanità.

Ma quando c’è un danno grave e ci sono ragioni concrete per dubitare che fosse inevitabile,capire cosa è realmente accaduto è il primo passo per sapere se e come è possibile difendere i propri diritti.

Dirittoalla tutela:il paziente ha il diritto di essere tutelato da eventuali abusi o discriminazioni.                                                                                                                  C
 
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